Dicembre 14, 2025 Coaching
MODIFICARE IL PROPRIO MINDSET SI PUO'
Nel 1960 lo psicologo e chirurgo plastico americano Maxwell Maltz pubblica il suo libro
Psico Cibernetica con il quale introduce un metodo di auto-aiuto basato sul concetto che, l’immagine che una persona ha di sé, influenzi profondamente i pensieri, le emozioni e di conseguenza le azioni ed il successo personale.
Un metodo basato sulla riprogrammazione mentale del subconscio tramite una nuova consapevolezza di sé, esercizi pratici, visualizzazioni ed azioni mirate per poter migliorare l’autostima, la propria self-image e raggiungere obiettivi e successi, con lo scopo di facilitare la crescita personale e migliorare il benessere della persona.
Noi agiamo e sentiamo non in base a come sono realmente le cose, ma in base all’immagine che la nostra mente ha della realtà (convinzioni limitanti), abbiamo quindi immagini mentali di noi stessi, del mondo e delle persone che ci circondano e ci comportiamo come se attraverso queste immagini ci fosse la verità, e non per ciò che esse davvero rappresentano, agiamo inoltre come la persona che crediamo di essere.
Quindi “Il cervello, nella sua struttura come nella sua funzione, può essere definito un emulatore della realtà”, intendendo per emulazione la capacità del cervello di integrare rappresentazioni soggettive della realtà con quella universalmente condivisa. Siamo capaci quindi di generare creatività, di immaginare vivamente e le Neuroscienze ci forniscono basi scientifiche secondo le quali il sistema nervoso umano non può stabilire la differenza tra un’esperienza fatta e un’esperienza immaginata fortemente e nei minimi particolari.
Esiste pertanto un’esperienza reale e un’esperienza sintetica (fatta di immaginazione, visualizzazioni, emozioni e percezioni soggettive del reale), una sorta di laboratorio che si trova all’interno della nostra mente. Questo laboratorio è rappresentato dal cervello fisico e dal sistema nervoso che formano un meccanismo che possiamo usare proprio come una calcolatrice elettronica.
Maltz nota che esistono dei veri e propri meccanismi mentali che sono alla base di ciò che pensiamo di noi stessi, e se possiamo parlare di meccanismi, possiamo anche intervenire per modificarli.
Arriva a queste considerazioni grazie alla sua esperienza di chirurgo plastico, nota che cambiare l’immagine fisica di una persona la porta, nella maggior parte dei casi, a cambiare anche la sua personalità, il suo comportamento e talvolta anche il suo talento e la sua abilità; “cambiare il volto ad un uomo spesso comporta cambiargli il futuro poiché un chirurgo estetico non altera soltanto l’aspetto di una persona ma ne cambia anche l’animo”.
Maltz infatti nota stupefacenti e drastici cambiamenti nella personalità dei pazienti in seguito ad un’operazione di plastica facciale, la correzione di un volto brutto o di mostruosi lineamenti portava ad una maggiore stima e fiducia in sé stessi.
Ma ciò che maggiormente lo stupisce è il constatare che questo non sempre avviene, a volte accadeva che la ricostruzione dell’immagine non andava sempre di pari passo con un aumento di fiducia e di stima in sé stessi. In alcuni casi la persona continuava a provare un senso di inferiorità, ad avere la vecchia percezione di sé fatta di insuccessi, di esperienze negative che avevano consolidato in lui convinzioni alterate e un senso di inadeguatezza.
L’individuo insomma restava quel che era anche se i suoi lineamenti erano radicalmente diversi e migliorati. Maltz immagina quindi di considerare 2 volti, quello fisico, esteriore, che poteva essere modificato e migliorato con la chirurgia plastica e una sorta di “volto della personalità” che sembrava essere la chiave del cambiamento interiore, l’immagine che un individuo ha di sé stesso e di come percepisce il mondo costituiscono quindi la vera chiave della personalità e del comportamento.
Siamo pertanto di fronte ad un’immagine dell’IO che stabilisce i limiti dell’individuo, una sorta di mappa mentale che delimita la “zona del possibile” poiché crea ostacoli interni. Tutto questo è possibile per una serie di fattori: condizionamenti esterni, ambientali, educazione, esperienze negative del passato e insuccessi. Se le nostre convinzioni limitanti ed ostacoli interni possono costruire una falsa immagine del nostro “io” attraverso l’esperienza nel passato, sarà pertanto possibile cambiarla con lo stesso modo acquisendo nuove capacità, nuove evidenze, un nuovo talento e addirittura cambiando i fallimenti in successi.
L’uomo può utilizzare la sua “macchina”, il cervello, per modificare i propri meccanismi mentali, di questo ci parla la nuova teoria della psico cibernetica cioè i principi della cibernetica applicati al cervello umano, dove l’individuo è in grado di creare la propria realtà.